Esclusivo: intervista a Soela Zani che ha reso arte la trisomia 21

Lo scopo dell’arte, si sa, è stupire veicolando messaggi forti. Se a questo si aggiunge il rinnovamento che, guardando al passato, mira a combattere i pregiudizi contemporanei dando nuovi significati alle opere stesse, si arriva a uno dei momenti più elevati ed innovativi della creazione artistica.È questo il caso della fotografa trentacinquenne Soela Zani, artista originaria di Tirana che ha recentemente dato vita al progetto «Ogni essere umano è un’opera d’arte»: sostituendo i modelli di alcuni dei dipinti più famosi con dei bambini affetti dalla sindrome di Down, le opere di Picasso, Degas e Renoir esaltano ora la bellezza e la naturalezza dei loro nuovi soggetti.

Irma as “Prima Ballerina” by Edgar Degas (Image courtesy of Soela Zani)

Irma come la “prima ballerina” di Degas. Credits: soelazani.com

I lavori della Zani, nati dall’incontro con Emanuela Zaimin, fondatrice dell’associazione «Fondacionit Down Syndrome Albania», conservano la composizione e i colori dei dipinti originali ma sono animati da uno spirito ironico, unico e spontaneo, oltre che dall’evidente scopo di far sentire i bambini i veri protagonisti.
«I bambini si sono divertiti molto. Il sogno di Irma, per esempio, è di diventare ballerina; in questo modo, il suo sogno è diventato realtà».
Quei sorrisi, quegli sguardi, quei volti si uniscono a buffi costumi esattamente identici a quelli ritratti dai grandi pittori, trasmettendo forte vitalità; la vitalità di chi meriterebbe una maggiore considerazione all’interno della società, senza esserne invece escluso.

Combattere i pregiudizi e diffondere un messaggio di uguaglianza, questo è lo scopo dell’artista, soprattutto in Albania, dove «non è facile avere la sindrome di Down», afferma l’artista stessa. Infatti, le immagini esaltano l’innocenza, il gioco, l’energia che caratterizzano un bambino in quanto tale, indipendentemente dalle diversità.

Le foto saranno in esposizione fino al 16 dicembre a Tirana, presso il Museo storico nazionale, il più grande di tutto il paese. In un’intervista esclusiva, che trovate sotto, Soela Zani ci ha anticipato che presto potremmo ammirarle anche a Roma.

Ma il lavoro di Soela è reperibile online, su Facebook e Instagram: tra la negatività e i pregiudizi che girano sul web il progetto di questa fotografa infonde la speranza di poter sconfiggere l’ignoranza attraverso uno degli strumenti mediatici più forte ed efficace di tutti, l’arte.

Com’è cominciato il progetto? Qual è stata la chiave della sua realizzazione? Come le è venuta l’idea di ricreare dipinti famosi?
Ho sempre amato fotografare persone affette dalla sindrome di Down. All’inizio ho pensato a fotografie in bianco e nero e cariche di sentimenti drammatici, ma poi ho conosciuto Ema, la madre di Arbi, e quando mi ha presentato suo figlio ho completamente cambiato idea. Lei è così piena di energia e suo figlio è dolcissimo. Lavoro ogni giorno nel mio studio con le famiglie e ho studiato pittura all’Accademia, quindi sono cresciuta con l’arte e la storia dell’arte e sono affascinata dai grandi capolavori. Un giorno stavo fotografando una giovane ragazza e mi accorsi che somigliava molto a una delle Las meninas e quel giorno decisi di dar vita a questo progetto.

Questi dipinti sono conosciuti in tutto il mondo. È stato difficile mettere in scena la stessa identica immagine in una foto?
Sì è stato un pochino difficile, ma anche divertente. È stato come se Las meninas o Clara Rubens fossero arrivati nel mio studio, è stato fantastico ricreare questi quadri famosi.

Pensa che il suo lavoro abbia davvero raggiunto lo scopo per cui è stato creato?
Questo progetto ha superato ogni mia aspettativa, la storia è diventata virale in pochi istanti. Moltissime persone hanno apprezzato le foto e abbiamo moltissimi inviti a riaprire l’esibizione a Tirana, Stoccolma e Roma. La mia posta era piena di messaggi, in un modo in cui non avrei mai immaginato. A molte persone sono addirittura piaciute di più le foto dei dipinti originali. Ci sono ancora dei pregiudizi ogni tanto, ma voglio dire che queste persone sono bellissime e dobbiamo aiutarle e dar loro delle possibilità.

Questo progetto l’ha aiutata a crescere in qualche modo? Sia come persona che come artista?
Sì, in entrambi i casi. Molti ora conoscono il mio lavoro e grazie ad esso sono riuscita ad avere molti contatti, anche tra persone con la sindrome di Down.

Sta lavorando ad altri progetti in questo momento? Potrebbe dirci qualcosa a riguardo?
Ho qualcosa in testa, ma ho bisogno di passare del tempo con me stessa e rifletterci su.

-Arbi as “Paulo as Harlequin” by Pablo Picasso (Image courtesy of Soela Zani)

Arbi come “Paulo As Harlequin” di Picasso.  soelazani.com

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Informazioni su Laura Ferla

Ho 20 anni, studio lettere moderne e sono molto appassionata di lettura e televisione. In questo blog mi occuperò delle serie televisive, il mio passatempo preferito.

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